foto concessa da © Federico Babina
Roberto Mazza incontra Federico Babina

Nella serie illustrata Archizoo, l’architetto Federico Babina propone un riuscito connubio tra il mondo dell’architettura e quello animale, donando a famosi edifici la fisionomia di tori, struzzi, giraffe, trichechi, serpenti, cigni…

Architettura e natura.

Che gli architetti traggano ispirazione da ciò che li circonda, dalla natura e spesso anche dal cosmo non è una novità. In quest’arte, e nel design, la natura è infatti un tema molto antico e ricorrente.
Pensiamo ad una civiltà molto antica come quella Egizia, dove la costruzione delle Piramidi ha tratto ispirazione dalle dune del deserto.
Oppure pensiamo ai Greci e ai Romani e ai loro Templi, che erano dichiaratamente nati per essere in armonia con la natura e con la divinità, insomma nascevano quasi per “confondersi” con i verdi boschi dove li possiamo ammirare ancora oggi.
Col finire dell’antichità e con il cambio di cultura dovuto al passaggio dal Paganesimo al Cristianesimo, l’idea di architettura ispirata alla Natura è andata via via perdendosi, soprattutto perché i monumenti religiosi dovevano prima di tutto essere luoghi di culto.
L’Illuminismo e l’avvento di correnti come il Neoclassicismo e il Romanticismo hanno allontanato progressivamente l’idea di sottomissione a Dio e l’idea di sfarzo che invece aveva connotato il Barocco e il Rococò, per tornare alla sintonia con la Natura tipica degli antichi.
Su questo concetto hanno basato le loro opere tanti architetti: nel Novecento uno dei nomi più importanti di questo filone è sicuramente quello di Antoni Gaudì. Maggior esponente del modernismo catalano ed europeo, l’architetto spagnolo è noto proprio per il suo stile originale e innovativo, che riportava le forme irregolari ma sinuose e graziose della Natura nelle sue opere. Eloquenti in questo senso sono suoi progetti come le Casa Batllò e Mila, a Park Guell o ancora meglio la Sagrada Familia, ancora in fase di ultimazione e i cui interni senbrano un vero e proprio bosco.


Osservare, come i bambini.


Gaudì ci consente di collegarci ad un artista italiano e contemporaneo che nel suo lavoro indaga il rapporto tra Architettura e Natura.
Parliamo di Federico Babina. Classe 1969, lavora come Architetto e Graphic Designer fin dal 1994 e dopo aver iniziato la sua carriera in Italia, nel 2007 ha deciso di continuare il suo lavoro in Spagna, a Barcellona – la città di Gaudì.
Come lui stesso ammette,
“Da bambino ho sempre voluto essere un architetto e ora che lo sono, qualche volta mi piace pensare di ritornare alla mia infanzia”.
Una delle caratteristiche tipiche dei bambini è che passano molto tempo ad esplorare il mondo che li circonda, implementando quest’attitudine nei loro giochi e nei loro disegni. Nell’infanzia abbiamo, infatti, una visione ancora disinibita del mondo, ancora non condizionata dall’esperienza.
“I bambini, quando disegnano, sono sempre meravigliosi nella loro spontanea semplicità, e nella loro chiarezza” dice sempre Federico. Il quale, proprio come i bambini, nelle sue giornate osserva tutto quello che lo circonda, per poi riportarlo nelle sue opere: “Le nostre menti sono in grado di contenere e ricordarsi milioni di immagini ed una delle cose che mi ha sempre interessato è l’associazione che facciamo con queste immagini”.

Archizoo: e gli animali diventano monumenti famosi.

Nella carriera di Babina possiamo annoverare diversi lavori molto interessanti, che si rifanno a questa sua visione e a questo suo modo di avvicinarsi al mondo che lo circonda.
Per esempio Archilife, una sorta di omaggio (o anche di parodia, dipende da come lo si guarda) alle star dei media e dell’Architettura, un mondo rappresentato in una serie di illustrazioni nelle quali le celebrità dello spettacolo sono raffigurate in case di famose Archistar.
E il più recente Archizoo, che invece trae l’ispirazione dal mondo della natura. Anzi sono proprio gli animali, in vesti decisamente inusuali, ad essere protagonisti di questa nuova serie illustrata che unisce il lavoro di graphic designer di Babina a quello di architetto.
Non manca niente: c’è Le Corbusier, il cui stile viene espresso con le sembianze di un Toro scatenato con sfondo rosso dotato di tutte le caratteristiche peculiari del grande architetto moderno francese, tra cui la facciata libera con ampie vetrate, la pianta regolare e libera, il tetto piatto pensato per essere un tetto-giardino.
C’è la cattedrale di Brasilia, opera di Oscar Niemeyer famosa per la sua struttura iperboloide, una struttura larga alla base che si stringe al centro, salendo, come fosse il corsetto di una dama ottocentesca. E che evidentemente a Babina ha ricordato uno struzzo. C’è la sede Mondadori di Segrate, a Milano, sempre di Niemeyer che l’artista ha voluto trasformare in un cigno.
Ci sono anche Zaha Hadid, le cui forme morbide e rotondeggianti non potevano che essere rappresentate da un Tricheco; Santiago Calatrava, il cui design definito organico per l’ordine, i giochi luce-ombra e l’uso di archi e arcate, è ben reso da un simpatico Serpente; e Norman Foster, il cui grattacielo 30 St Mary Axe realizzato a Londra (e noto anche come La Supposta) è reso da Babina con una foca.
Ma concludiamo con un’illustrazione che sicuramente piacerà a tantissimi: parliamo di quella che vede la Tour Eiffel rappresentata da un’altissima Giraffa. La base della torre, che sembra sdoppiata, costituisce il corpo e le zampe della giraffa, mentre lo sviluppo in verticale è reso come il lungo collo dell’animale.

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