Linea Temellini Milano

Conosciuta e apprezzata per le sue eleganti collezioni donna dal taglio sartoriale, Giovanna Temellini ha lanciato nel 2017 «Dog-à-Porter» una linea di abbigliamento su misura dedicata ai cani.

Visto il grande successo, con la nuova collezione FW 2018 la creatrice di moda milanese, unendo la sua passione per la moda con l’amore per gli animali, ha dato vita a un’innovativo progetto di moda coordinata per la donna e il suo cane. Della genesi di questa originale proposta, Giovanna Temellini ci parla nell’intervista che segue, approfondendo vari altri temi che concorrono a dare di lei un ritratto a tutto tondo.
Tra i tanti aspetti dell’amore vi è sicuramente quello legato al piacere di condividere emozioni, esperienze, idee, modi di stare al mondo, e, perché no, anche stile ed eleganza. Da una considerazione simile deve essere partita la creatrice di moda Giovanna Temellini per dar vita a un originale progetto di moda coordinata per la donna e il suo cane comprensiva di raffinati accessori e capi che alla sartorialità tipica del marchio Temellini, unisce la scelta di materiali innovativi, tessuti nobili e pellami di pregio. 
Certo l’amore che Giovanna Temellini prova per gli animali non è una novità! Nel 2017 aveva infatti creato Dog-à-Porter, una linea di abbigliamento su misura dedicata ai cani che metteva in evidenza una cura ed un’attenzione nei confronti dei cani davvero uniche. Importante fonte di ispirazione per il suo lavoro sono i suoi tre cani, i Levrieri Afgani Anubi e Ulisse e Willy un incrocio tra un Labrador e un Akita che mentre conversiamo con Giovanna nel suo elegante e luminoso showroom di via Watt 37 a Milano ci rivolgono sguardi curiosi e interessati, quasi volessero dire la loro sui vari temi che affrontiamo. Una «richiesta» tutto sommato comprensibile visto che gli argomenti trattati, li riguardano molto da vicino… 

Da creatrice di eleganti abiti sartoriali per donna a ideatrice di un progetto di moda coordinato per la donna e il suo cane. 

Può spiegarmi la genesi di questa originale proposta?

L’idea di realizzare una collezione per cani è stata ispirata dal mio terzo cane, Willy, un meticcio femmina, nata da un labrador e un akita, due razze da cui ha ereditato la fierezza. 
Trattandosi di un incrocio era inevitabile che Willy non avesse un corpo perfettamente proporzionato: ha infatti un collo e una testa possenti e un fisico più snello. Queste caratteristiche facevano sì che, in caso di pioggia, l’acqua gli entrasse nelle orecchie, un inconveniente sgradevole che portava il cane a uscire molto malvolentieri. 
Su suggerimento di mia figlia ho cominciato a pensare a come avrei potuto risolvere questo problema. Così, insieme, divertendoci tantissimo, abbiamo creato una cuffietta adatta per Willy e mentre lavoravamo ci è venuta l’idea di dar vita ad una sartoria per cani. Direi quindi che Dog-à-Porter è nato quasi per gioco ma si è trasformato da subito in un progetto molto serio.

Quali sono le problematiche con le quali si è dovuta confrontare per dar vita ad un originale progetto di questo tipo?

Le difficoltà sono state tantissime, inimmaginabili. Sin dall’inizio, da esperta modellista, avevo presente che le varie razze di cani hanno una morfologia completamente diversa, una problematica che il mercato affronta proponendo abiti elasticizzati, dunque adattabili alle varie razze e alle diverse esigenze. Tale soluzione per me era però improponibile e dunque ho iniziato a sviluppare il mio progetto, suddividendo i cani in 5 gruppi: dal levriero che è snellissimo al Bouledogue Francese che invece è decisamente più rotondetto ecc ecc., creando per ogni gruppo la modellistica più opportuna. Ho misurato cani Bassotti, Alani, Doberman Bouledogue, Pincher, Chihuahua, molti cani meticci, un lavoro alquanto lungo e faticoso che però ha dato ottimi frutti perché indossando i miei capi il cane si sente comodo e non costretto come invece accade con i capi elasticizzati. I cappottini Dog-à-Porter non cadono, consentono al cane di muoversi liberamente, di fare i suoi bisogni agilmente e di odorare come e quanto vuole. Insomma per dirla con una battuta, nessuno di loro mi ha ancora rivolto alcuna critica! 

Il logo Temellini reca un Levriero Afgano stilizzato. Immagino sia un omaggio a Ulisse e Anubi i suoi due eleganti levrieri afgani. Quanto lo stretto rapporto che ha con loro la influenza e ispira nel suo lavoro?

Ovviamente tantissimo. A dire il vero, tutta la mia vita è influenzata da loro perché la gestione della quotidianità con due cani così complicati non è facile. Ma d’altra parte sono il mio grandissimo amore, sono i miei compagni di vita e dunque faccio tutto con grande piacere. 

Li ha appena definiti cani complicati…perché?

Chi li vede non può fare a meno di definirli bellissimi, eleganti, affascinanti… Tutto vero, ma conoscendoli bene si scopre che sono cani furbissimi, non rispondono ai comandi ed è per questo che è molto importante tenerli sempre al guinzaglio. In caso contrario, si rischierebbe di vederli scomparire e di riavvistarli ore dopo, quando hanno finito il loro giro… Per queste loro caratteristiche comportamentali mi ricordano i gatti. Hanno una grande intelligenza che definirei però diabolica. L’unico modo per il padrone di farsi ubbidire è far credere al cane di essere lui a decidere… A queste particolari caratteristiche comportamentali va aggiunta la manutenzione: il levriero afgano va lavato e pettinato ogni settimana e visto che ha capelli lunghi, spesso si formano dei nodi che con pazienza vanno sciolti. Detto questo, penso che chi riesce a entrare in empatia con questa razza difficilmente ne sceglierà un’altra. Gli afgani sono dei compagni di vita, sono dei cani con cui ci si confronta e il confronto, ovviamente, può comportare anche dei problemi. Proprio come accade nei rapporti veri e profondi. 

Come è nato il suo amore per i levrieri afgani?

É nato quando avevo 16 anni. In quel periodo con gli amici ci incontravamo in un locale e mi ricordo che tutti i ragazzi avevano la moto. Tutti tranne uno, un ragazzo con lunghi capelli biondi che raggiungeva il club non su una moto ma in compagnia di un levriero afgano. Ancora oggi ho negli occhi l’immagine di loro due, entrambi biondi e bellissimi, che camminavano sotto il sole. Da quel momento ho deciso che appena avessi potuto permettermelo, mi sarei comprata un levriero afgano e così è stato. 

La collezione Dog-à-Porter è stata pensata per cani di ogni genere e anche per quelli affetti da disabilità o da problemi che non trovano risposta nella normale distribuzione. Una scelta apprezzabile la sua, che mette in evidenza una sensibilità per temi come l’handicap e la diversità, affrontati raramente e spesso con superficialità anche riguardo al genere umano…Vuole esprimere il suo punto di vista su questo tema? 

È decisamente un tema importante. Ci sono cani in carrozzina che magari non hanno l’impermeabile per proteggersi dall’acqua, altri che sono tripodi ed hanno difficoltà ad indossare il classico cappottino perché avendo solo 3 gambe, il capo scivola… La domanda è: «È giusto che i cani che soffrono di determinate patologie non debbano essere vestiti in modo comodo e adeguato?» Ovvio che non lo è dunque per loro realizzo capi su misura. 

Immagino che la più grande gratificazione per una creatrice di moda sia quello di realizzare abiti che valorizzano e fanno sentire a proprio agio le persone. 

Nel caso di indumenti per animali, penso che il creatore, debba essere anche un po’ «psicologo» per riuscire a capire cosa fa sentire meglio l’animale. In fase di realizzazione e di prova del prodotto, ci sono segnali che il cane le lancia per farle capire che quanto lei ha realizzato lo soddisfa?

Sì il cane comunica molto chiaramente la comodità del capo. Se con l’abito si sente a proprio agio inizia a camminare, in caso contrario si blocca, non cammina. Quando ad Anubi ho provato il suo primo impermeabile – era dorato, mi ricordo – era così entusiasta che non ha voluto che glielo togliessi neanche per dormire! Un esito positivo ha avuto anche la cuffia che ho realizzato per Willy che ora indossa con piacere, camminando sotto la pioggia.

Il progetto Dog-à-Porter ha riscosso un grande successo e tuttavia, qualcuno, faccio l’avvocato del diavolo in questo caso, le potrebbe obiettare che esso comporta un’«umanizzazione»dell’animale. Cosa si sente di rispondere a eventuali critiche di questo tipo?

Trovo che siano totalmente immotivate. Io non vesto cani se non ne hanno bisogno, lo faccio solo per ripararli dal freddo, dalla pioggia e a volte anche dal sole. Il cane cinesino per fare un esempio non ha peli sul corpo e va protetto… Non realizzo per loro abiti da sera o da cocktail perché questo sì sarebbe ridicolo e soprattutto inutile. E poi diciamolo… i nostri non sono cani randagi che vivono liberi per strada… abitano in un ambiente riscaldato, si mettono sul divano e guardano con noi la televisione, ascoltano la musica e se magari non è di loro gradimento perché troppo forte o ritmata, esprimono il loro dissenso andandosene, borbottando, un po’ sdegnati… E questa allora non è umanizzazione?

So che non ama essere chiamata stilista, ma piuttosto creatrice di abiti, una definizione che mi ricorda tempi passati in cui la moda si identificava con la grande sartorialità e con un rapporto diretto tra creatore e cliente. Il rifiuto di essere definita stilista, termine tutto sommato recente, è forse dovuto anche al fatto che oggi la moda è molto spesso «Usa e getta» ed è più apparenza che sostanza?

Direi proprio di sì. In passato ho collaborato con stilisti ma non è stata un’esperienza positiva. Lavorare con una calcolatrice in mano per cercare di non sforare mai i costi non fa per me. Preferisco la definizione di creatrice di moda o di abiti, perché esprime meglio il mio approccio al lavoro: ogni mio capo nasce infatti dalla ricerca, sia a livello di tendenze che di tessuti e dall’attenzione per l’ambiente. Le mie prove di cucitura inoltre sono sempre quelle più adatte al tessuto e mai quelle più convenienti per il portafoglio… 

Lavora in un elegante loft milanese a due piani che ospita la sartoria, gli uffici ed anche uno show room dove le clienti possono visionare le ultime novità.

Inevitabile pensare ai grandi atelier del passato come ad esempio quello della milanese Germana Marucelli o a quello romano delle Sorelle Fontana. Visto tra l’altro che la sua collezione primavera-estate 2017 si ispirava all’eleganza degli anni ‘40 e ‘50, volevo sapere se queste creatrici di moda l’hanno ispirata ed eventualmente da quali altre figure ricava stimoli creativi. 

Quelle cha ha citato sono sicuramente figure che mi hanno molto influenzato. Da piccola conoscevo una sarta che aveva fatto un corso dalle sorelle Fontana e quindi sono cresciuta fantasticando su quel magico atelier, passando ore a guardare attentamente le impeccabili rifiniture a mano che faceva. Un’altra figura che ammiro molto è Chanel per il suo stile ma anche per il suo carattere, forte e determinato. Diciamo però che il mio lavoro si distanzia molto da quelle esperienze del passato. Il mio loft, grande e luminoso è inoltre uno spazio soprattutto lavorativo perché i clienti vengono accolti nella mia boutique di Via dell’Orso, 5 a Brera, Milano. 

Boutique Temellini Milano, Brera

Con le figure che ha citato c’è una comunanza di target?

Assolutamente no. Il loro target era una donna di livello altissimo, la mia invece è di livello medio alto. La donna Temellini è spesso in carriera, è molto colta e non ha bisogno di comprare marchi famosi per sentirsi a proprio agio. Al contrario è una donna libera che ama personalizzare il proprio stile, sfuggendo ai diktat della moda. 

Il suo stile è stato definito «milanese», È una definizione che la soddisfa? E se sì, in cosa individuerebbe le caratteristiche di questo stile?

Mi soddisfa molto, è una definizione che mi calza a pennello. Riconoscerei una donna milanese tra mille! Lo stile milanese è molto pulito elegante e minimale, insomma riflette un po’ Milano… ha pochi colori ma è unico e originale. 

Pare amare molto Milano, la sua città natale….

Assolutamente sì, non la cambierei con nessun’altra città al mondo.

Lo «stile milanese» riferito ai cani: a che tipo di razza, carattere, portamento lo vedrebbe meglio applicabile? 

Essendo il mio uno stile molto minimale lo applicherei a tutti i cani. Certo, magari, i levrieri afgani, grazie alla loro eleganza, avrebbero una marcia in più… ma questo come non è difficile capire, è un giudizio di parte! 

Foto di Shutterstock

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